Amaro dei Sibillini. Le sue origini magiche

L’amaro dei Sibillini è un liquore prodotto dal Dottor Girolamo Vernelli, erborista di grande rispetto e fondatore dell’omonima azienda, che a quel tempo interagiva con i medici di Firenze, metteva a bollire le sue erbe per produrre il suo primo amaro a cui diede il nome Amaro Sibilla sia per identificare il luogo di produzione che per rafforzare il rapporto con il territorio. L’amaro dei Sibillini si produce dal lontano 1868, ed è una pozione magica amatissima da tutti i Marchigiani. Anche la sua etichetta, un capolavoro del pittore Adolfo de Carolis suggella  l’incanto della bevanda.

I poteri soprannaturali che si attribuiscono a questa pozione sono molteplici: sconfigge il sonno  che assale dopo abbondanti porzioni di tagliatelle al cinghiale e crostini al ciauscolo; disseta nella calura d’estate e riscalda nel gelo d’inverno; imprime nei volti un sereno sorriso quando l’anima è cupa; dona il riposo a chi lo ha smarrito in notti insonni; aiuta i giovani a sciogliere i cuori delle stupende fanciulle marchigiane. Si dice che sia lo stesso Amaro Sibilla a conferire alle donne delle Marche la loro proverbiale bellezza e, agli uomini, la loro apprezzata giovialità.

Amaro dei Sibillini. La misteriosa ricetta

Come ogni pozione incantata, gli ingredienti sono noti solo a pochissimi iniziati. L’erborista Girolamo Varnelli utilizzò erbe e radici dei boschi dei Monti Sibillini per preparare un decotto su forno a legna, con caldaie di rame battuto a mano; a quel decotto aggiunse del miele vergine trovato sugli stessi Monti e, infine, una giusta quantità di alcool lungamente decantato. Ancora oggi, il Sibilla si prepara così nei laboratori di Pievebovigliana, con una filtratura “a tela”, che permette di conservare al meglio tutte le sue proprietà organolettiche.

Usato persino come antimalarico nel XIX secolo, il Sibilla venne premiato per il suo gusto e le sue qualità già nel 1902 a Roma e nel 1908 a Torino, e dal 2008 è esposto come prodotto d’eccellenza nel Museo civico di Montefiore dell’Aso. Quali siano le radici e le erbe necessarie per la preparazione della pozione è un grande mistero. C’è chi è pronto a giurare che vengano utilizzati il centofoglie e il pollibastro, le antiche piante dei Sibillini di cui parlò nel Quattrocento Antoine de La Sale, ma che nessuno trovò mai.

In realtà, come sanno gli autentici  bevitori dell’’amaro dei Sibillini, il segreto di Girolamo Varnelli è più complesso. Le radici e le erbe utilizzate per fare il decotto devono essere state sfiorate dai piedi di capra di una Fata dei Sibillini; il miele vergine dev’essere stato custodito da pazienti Mazzamurelli intenti a cantare; l’alcool finale va lasciato invecchiare in silenzio nei meandri meravigliosi e terribili delle gole dell’Infernaccio. Finita la preparazione, la pozione dev’essere esposta alla neve e al sole sul punto più alto del Vettore per centododici anni, sinché il liquido non viene intriso dell’aria dei Monti Sibillini.

By |2014-08-16T17:09:03+00:00Agosto 16th, 2014|Promozioni|
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